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Incentivi economici come catene: la storia di un agente ingiustamente bloccato dalla mandante


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Il monomandato non è tutela: è sottomissione. Incentivi usati come catene, agenti trasformati in sedi gratuite


ASSOPAM rompe il silenzio su una pratica che non può più essere tollerata.

Un nostro iscritto, agente monomandatario, ha creduto a un progetto che gli è stato venduto come “opportunità di crescita”. Due anni dopo, si ritrova svuotato economicamente, professionalmente compromesso e contrattualmente bloccato.


Ma c’è un fatto che rende questa vicenda ancora più grave.


Per due anni l’agente ha esposto il marchio della mandante nei propri uffici, a proprie spese.


Locali, utenze, arredi, visibilità, insegne, materiali: tutto pagato dall’agente.


La mandante ha di fatto goduto di un ufficio territoriale gratuito, senza sostenere alcun costo, utilizzando strutture e investimenti personali dell’agente come se fossero propri.


Questo non è supporto commerciale.Questo è trasferimento occulto di costi.Questo è uso gratuito di asset altrui.

Nel frattempo:


  • l’agente ha brandizzato i propri canali social;

  • ha associato il proprio nome, la propria reputazione e la propria storia professionale al marchio della mandante;

  • ha svolto un lavoro di rappresentanza territoriale che, in qualsiasi altro contesto, avrebbe richiesto budget, contratti e investimenti diretti.


Quando le promesse sono venute meno, quando la strategia si è dimostrata fallimentare, a pagare è stato solo l’agente: clienti persi, reddito ridotto, danni reputazionali.

Oggi quell’agente vuole semplicemente uscire.E invece viene trattenuto.


La mandante utilizza un misero incentivo economico – già ampiamente compensato da:


  • esposizione del marchio,

  • utilizzo gratuito degli uffici,

  • branding fisico e digitale,

  • sacrifici economici diretti,

  • discreta produzione,

  • pratiche fattibili ma non erogate


come strumento di pressione e ricatto, trasformando il rapporto in una prigionia contrattuale.


Questo non è mercato.Non è collaborazione.È dipendenza forzata.


ASSOPAM lo afferma senza ambiguità:


il monomandato, così come oggi applicato, produce rapporti di forza indegni di un’economia moderna;

consente alle mandanti di scaricare rischi e costi sugli agenti, trattenendoli poi con meccanismi punitivi;

viola lo spirito della libera concorrenza e umilia la dignità professionale.


Non è un episodio isolato.È un modello ripetuto, fatto di agenti:

  • identificati per anni con un solo marchio,

  • utilizzati come “presidi territoriali a costo zero”,

  • e poi bloccati quando tentano di ricostruirsi un futuro.


ASSOPAM sta seguendo direttamente questa vicenda e non permetterà che venga archiviata nel silenzio.


Siamo pronti ad accompagnare l’agente:


  • nella denuncia formale presso Banca d’Italia,

  • presso OAM,

  • presso il MEF,

  • e nelle sedi politiche di Camera e Senato,


affinché l’uso degli incentivi come strumenti coercitivi venga finalmente smascherato e fermato.


Un incentivo non può diventare una catena.Un ufficio non può essere requisito di fatto.Un agente non è una filiale gratuita.


ASSOPAM non arretrerà. Non addolcirà i termini. Non proteggerà chi sfrutta il silenzio e la paura. Questa non è solo una battaglia sindacale.È una battaglia contro un sistema che ha normalizzato l’abuso di potere contrattuale.


ASSOPAM – Associazione Nazionale Professionisti, Agenti e Mediatori




Questa non è solo una battaglia sindacale.È una battaglia contro un sistema che ha normalizzato l’abuso di potere contrattuale.

 
 
 

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