Intervista al Segretario Generale ASSOPAM che traccia una fotografia del sistema creditizio italiano indicandone le criticità e le possibili soluzioni.

August 21, 2019

 

Dott. Piperno, da dove vogliamo iniziare?

 

Direi di cominciare da M10.

 

Che vuol dire?

 

M10 è il numero d’iscrizione all’OAM della Adattofin Mediazione Creditizia SpA, società di cui sono amministratore e socio sin dalla costituzione, nell’ormai lontano 2004. Quel numero d’iscrizione per me ha un valore enorme, perché quando nel 2012 nacque il nuovo organismo di vigilanza OAM – Organismo Agenti e Mediatori, molti attori e protagonisti di questo mercato si spaventarono difronte al cambiamento epocale che il Decreto Legge 141/2010 sulla riforma del mercato del credito avrebbe generato, tracciando una linea di confine netta fra passato e futuro. Ma noi no, anzi, credemmo fermamente che la nostra piccola Adattofin Srl di allora sarebbe potuta diventare un punto di riferimento in un mercato finalmente più trasparente e realmente competitivo.

 

Ed avevate ragione?

 

Col senno di poi, per ciò che ci riguarda, posso certamente affermare di si. Nel 2012 da Srl diventammo Spa e decidemmo di posizionarci su un target di riferimento sul quale praticamente non avevamo concorrenti, quello delle cosiddette PMI.

 

Detto così sembra l’uovo di Colombo. Come è possibile?

 

Il Decreto Legge 141/2010 introduceva una serie di concetti nuovi sui quali lavorammo due anni prima di fare delle scelte che oggi potremmo definire “coraggiose”. Uno di questi era l’opportunità di operare con un ruolo definito, in un mercato regolato in maniera sorprendentemente più stringente rispetto a prima. Nasceva una “riserva di legge” nella quale potevano esercitare solamente dei soggetti autorizzati e dotati di rilevanti requisiti professionali e patrimoniali. Come per gli avvocati, i notai e tutte le altre categorie professionali, la mediazione creditizia non era più “per tutti”.

 

Ma tutto questo cosa ha a che fare con la scelta del target PMI?

 

E’ bene rammentare che coloro i quali si affidano ai mediatori creditizi, sia in veste di persona fisica che giuridica, cercano professionisti capaci di risolvere problematiche importanti che loro stessi ritengono di non essere in grado di affrontare. Questo significa anche che il mediatore creditizio ha maggior motivo di esistere quando le attività di consulenza, connesse e strumentali a quella di mediazione, rappresentano il valore aggiunto che fa la differenza fra ottenere un finanziamento oppure vederselo negato. Certamente il privato che necessita di un mutuo o di un prestito, soprattutto in determinate situazioni che analizzeremo in maniera approfondita nel corso dell’intervista, può trovare giovamento dall’essere guidato da un mediatore creditizio. Ma un imprenditore a capo di un’impresa che fattura qualche milione di euro è fuor di dubbio che non può farne a meno. E la “riserva di legge”, di cui parlavamo prima, prevede che la consulenza finalizzata all’ottenimento di un finanziamento sotto qualsiasi forma possa essere svolta soltanto dai soggetti autorizzati.

 

Dunque sta dicendo che ad esempio il commercialista non può essere remunerato per aver fatto ottenere un finanziamento al proprio cliente?

 

Esatto, la normativa vigente dice proprio questo. Tutti coloro che non sono iscritti all’OAM esercitano abusivamente una professione per la quale non hanno i titoli.

 

Quindi per voi mediatori creditizi sono tutte rose e fiori?

 

Magari, sarebbe molto bello! Forse è più appropriato dire che sono rose piene di spine.

 

E allora parliamo di queste spine.

 

Purtroppo c’è un rovescio della medaglia. Col tempo abbiamo imparato che “ruolo definito” non significa necessariamente “ruolo riconosciuto”. La maggior parte dei comuni mortali non ha coscienza del cambiamento epocale e non si rende conto che spesso si corre il rischio di finire nelle mani sbagliate. In questi quindici anni di attività troppe volte abbiamo visto fallire delle aziende e famiglie finire sul lastrico. E purtroppo ciò continua ad accadere ancora oggi, a distanza di oltre sei anni dall’introduzione di quella normativa che avrebbe dovuto tracciare la linea di confine.


Che cosa non ha funzionato?

 

L’elenco è lungo, ma tutto si può ricondurre a due criticità principali. La prima è che il sistema bancario è fortemente inefficiente. La seconda è la carenza di cultura economica/finanziaria degli operatori e degli utilizzatori di quel sistema.


Approfondiamo questi temi partendo dal sistema bancario.

 

Il sistema bancario è figlio di un sistema paese che a sua volta non funziona. Gran parte delle banche rifiuta di riconoscere il ruolo dei mediatori creditizi alimentando il fenomeno dell’abusivismo. Non sta a me dire quali siano le cause, ma certamente sono consapevole dei danni che tale atteggiamento arreca alla nostra categoria. Sa qual è la risposta che riceviamo più spesso dall’operatore quando presentiamo una richiesta di finanziamento in banca?


Non oso immaginarla .. dica?

 

“La nostra Direzione ci impedisce di acquisire clientela dai mediatori creditizi, pensi che i nostri sistemi informatici non sono neanche abilitati all’inserimento della commissione di mediazione creditizia che deve essere ricompresa nel calcolo del TAEG. Però lasci qui la pratica, la lavoriamo lo stesso ...”


E’ per questo che nel 2017 ha deciso di accettare la carica di Segretario Generale dell’Assopam?

 

Senza dubbio.


Torneremo su questo argomento in maniera approfondita. Invece ora riprendiamo il tema della carenza di cultura economica/finanziaria.

 

Ci sono clienti che non sono capaci di identificare correttamente le proprie esigenze finanziarie e vi sono operatori bancari che per i motivi più disparati vengano assegnati a ruoli inadeguati rispetto alle proprie competenze. Non di rado arrivano da noi imprese alle quali sono stati accordati fidi di cassa per fare investimenti con ritorni a medio/lungo termine. Quel percorso è l’inizio della fine per l’imprenditore che facilmente diventa preda di chi, senza scrupoli, si pone come il consulente/mediatore capace di fare miracoli.


Quando parlava del valore aggiunto derivante dalla consulenza, si riferiva a questo?

 

Assolutamente si. Il riconoscimento del ruolo del mediatore è fondamentale. Con un sistema bancario con politiche creditizie ancora titubanti e con input operativi improntati alla prudenza, la figura del mediatore creditizio, storicamente accostato alle imprese meno strutturate sotto il profilo manageriale, fa il definitivo salto di qualità ed assume un ruolo fondamentale anche per le aziende che possono contare su un rapporto diretto e consolidato con i propri istituti di riferimento. Questo per due motivi fondamentali. Intanto perchè ponendosi come soggetto terzo il mediatore può determinare in maniera asettica la redazione di richieste coerenti oltre che tecnicamente ineccepibili. Inoltre, grazie alla profonda conoscenza delle metodologie e delle "preferenze operative" dei vari intermediari finanziari, il mediatore può favorire l'apertura di nuove opportunità per imprese e banche aumentando le possibilità di successo.


Sembra giunto il momento di parlare di Assopam.

 

In realtà finora non ho fatto altro, perchè quando si parla di ciò che non funziona inevitabilmente si parla di Assopam - Associazione Per Agenti e Mediatori. La sua mission è la difesa dei diritti della categoria e la lotta all’abusivismo. Temi che meritano di essere condivisi e sostenuti da tutti coloro che davvero auspicano di operare, presto e definitivamente, in un mercato trasparente e competitivo. Un mercato dove quella linea di confine netta tra passato e futuro diventi finalmente la realtà.


E’ davvero possibile che ciò accada?

 

Ne sono assolutamente certo, oggi più che mai. Personalmente ammiro quelle persone capaci di ribellarsi agli schemi predefiniti dove il copione prevede l’esistenza di vittime e carnefici. Un paio d’anni fa ho avuto la fortuna di conoscere una di queste persone, Raffaele Tafuro, presidente e fondatore di Assopam. Raffaele è un combattente vero, un uomo e un professionista coerente con le proprie opinioni, capace di diffondere i suoi ideali sull’intera categoria. All’inizio seguivo le sue battaglie a distanza, ma alla fine il suo esempio ha prevalso sulle mie remore ad affiancarlo.


Cosa è stato fatto e cosa c’è ancora da fare?

 

Ritengo che Assopam, soprattutto negli ultimi due anni, abbia avuto il coraggio di andare controcorrente. Di condurre campagne di comunicazione a favore dei “consumatori” aiutandoli a capire che non sono soli quando subiscono vessazioni.


Mi scusi Piperno, ma cosa c’entrano i consumatori con Assopam, ovvero con un’associazione che difende i diritti degli agenti in attività finanziaria e dei mediatori creditizi?

 

C’entra moltissimo!Agenti e mediatori operano, in ultima istanza, nell’interesse di persone fisiche che per motivi molto variegati necessitano di denaro. Da chi cerca un prestito per sostenere delle spese sanitarie improvvise, alla giovane coppia che desidera acquistare la casa per mettere su famiglia, alle spalle di una richiesta di finanziamento vi è sempre un “consumatore”.


Quindi mi sta dicendo che le battaglie di Assopam sono finalizzate agli interessi dei “consumatori”?

 

Certemente. Gli interessi dei “consumatori” coincidono perfettamente con quelli della categoria rappresentata da Assopam.

 

La vedo molto convinto ma continuo ad avere dei dubbi.

 

Molti degli oltre due milioni di “consumatori” che a vario titolo sono assistiti dai nostri associati, risultano segnalati nelle banche dati come cattivi pagatori. Le varie Crif, Experian, Centrale Rischi di Banca d’Italia segnalano in maniera discutibile, e spesso inappropriata, episodi di mancato o ritardato pagamento che non dovrebbero essere segnalati. Ciò determina un danno enorme al “consumatore” che vede leso il proprio diritto di essere finanziato in tempi e modi adeguati.

 

Inizio a comprendere, ma la invito ad essere ancora più chiaro. Mi faccia un esempio.

 

Immagini di essere un padre di famiglia, operaio, che subisce il furto di un’automobile comperata a rate. Supponga che dopo un mese sua figlia subisca un grave incidente per il quale occorra un intervento chirurgico urgente che il servizio sanitario nazionale non è in grado di erogare. Servono 15 mila euro al volo. Lei che farebbe?

 

Entrerei in un negozio di quelli tanto pubblicizzati in tv e chiederei un prestito.

 

E’ ciò che farebbe chiunque, ma le auguro con tutto il cuore di non trovarsi mai nelle condizioni di quell’operaio. Nessuno le concederebbe il prestito perché la finanziaria che le aveva fatto il prestito per comprare l’automobile segnalerà sulle banche dati che la rata non è stata pagata.

 

Ma mica può farlo. L’auto è stata rubata e il furto è stato denunciato. Perchè la finanziaria dovrebbe segnalare me come cattivo pagatore?

 

Per tutelarsi. Fino a quando il sinistro non sarà chiuso e la compagnia d’assicurazione non avrà rimborsato la finanziaria, le rate del suo finanziamento verranno segnalate come impagate. E lei non potrà ottenere il finanziamento che potrebbe risultare vitale per la salute di sua figlia.

 

Non immaginavo. E’ vergognoso!

 

Purtroppo è proprio così ed è per combattere queste ingiustizie che esiste Assopam al fianco dei “consumatori”. Perchè chiedere di modificare delle leggi che non funzionano significa garantire i diritti basilari di milioni di cittadini, ma significa anche molto altro.

 

Tipo?

 

L’abusivismo, la corruzione, l’usura. La disperazione del “cittadino/consumatore” alimenta questi mali figli di una società incapace di tutelare le persone più deboli. Gli oltre 700 professionisti aderenti Assopam rappresentano un baluardo contro tutto questo.

 

Allora è giunto il momento di rispondere alla precedente domanda rimasta in sospeso: cosa c’è ancora da fare?

 

C’è da combattere, da combattere e poi ancora da combattere. Assopam chiede giustizia e rispetto per tutti i cittadini: che rivestano il ruolo di “consumatori”, “imprenditori”, “agenti” o “mediatori” non fa alcuna differenza. Bisogna cambiare le leggi che non funzionano, in primis quella sulle segnalazioni dei cattivi pagatori. Bisogna modificare ed aggiornare quelle parti di normativa, in particolare il Testo Unico Bancario, che non rispondono più ad una efficace regolamentazione di un mercato popolato da attori con esigenze molto diverse rispetto a quelle rappresentate dalla normativa di riferimento. Assopam sa come fare e lo sta già facendo, ma serve una maggiore condivisione e il fondamentale supporto delle Istituzioni politiche ed economiche.

 

Dottor Piperno, come vogliamo terminare l’intervista?

 

Con un invito: chiunque condivida i nostri ideali e voglia sostenere le nostre battaglie può contattarci tramite il sito istituzionale o sui social. Assopam è un laboratorio di idee, la culla dei valori etici, il rifugio delle vittime dell’indifferenza. Vi aspettiamo!

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